Una partita complicata quasi quanto un quiz della patente per Lollo, quella andata in scena a Padernello tra i giovinastri della Pallamano Paese e l’armata di Rubiera.
Un “Davide contro Golia” dove però Golia si è messo un elmetto in testa, ha rubato la fionda a Davide e usa massi interi al posto dei sassolini.
Tantissimi errori da parte dei padroni di casa e Pampolio che si sfrega le mani, ringrazia e — come diceva Ungaretti la mattina dopo una serata impegnativa — s’illumina d’immenso.
5 PUNTI → “CAVA”
Settimana decisamente impegnativa per il nostro Lorenzo, rimasto nascosto fino ad ora ma indicato da tutte le agenzie di scommesse tra i favoriti per il podio finale.
C’era quasi riuscito già nella trasferta di Modena, in un dialogo apocalittico in autogrill con Matte e Jack Parra su temi caldi come lavoro e attualità, dove veniva fuori tutto lo spirito imprenditoriale dello stakanovista Cava.
Già dal giovedì, però, mette la prima pietra per entrare nel Pampolio: durante il gioco di riscaldamento “pali e traverse”, palla in mano e Zambo accanto con le braccia aperte per ricevere il più facile dei passaggi… i due si guardano, sembra un momento di intesa totale… e niente: Cava gli spara un missile terra-aria direttamente sull’alluce.
Zambo rimane sospeso tra il ridere per la follia del compagno o piangere per aver perso un dito.
Sabato rincara la dose: ritrovo atleti alle 16.30, alle 16.50 sono tutti presenti… tranne due.
Uno è alle prese col water in una battaglia epica. L’altro, secondo le leggende, è alle scuole elementari a organizzare i seggi elettorali come scrutinatore, non sa quando finirà né è rintracciabile.
Coach Paxo, rassegnato, è costretto a rinviare riconoscimento da parte degli arbitri e discorso prepartita.
Imprenditore, scrutinatore, filantropo, atleta… che di notte indossi una maschera e combatta il crimine?
BatCava.
3 PUNTI → “CESCO” e “PIZZO”
“Cip Cesco” e “Ciop Pizzo” sono una coppia di scoiattoloni buoni e gentili che, anche se non si assomigliano (uno iperattivo, dinamico, irrazionale… l’altro autoritario, pigro, riflessivo), hanno comunque delle affinità: entrambi giocano a pallamano, entrambi hanno fatto i pivot e entrambi vengono spesso usati come jolly difensivi o offensivi dal sempre fantasioso (o sconsiderato) Coach Paxo.
Nel primo tempo è Pizzo a dare spettacolo: partendo da pivot, decide di spostarsi “un po’ più in là”, come cantava Raffaella Carrà… poi un altro po’, poi un altro po’ ancora… fino a ritrovarsi praticamente all’ala sinistra.
Sivi lo serve e GigaPizzo, con una giravolta vigorosa, si libera del difensore e tira… da posizione impossibile, senza rincorsa, angolo zero.
Il portiere para ringraziando.
Nel secondo tempo, invece, è il turno di Cesco: entra in ala destra, ignora superiore, doppio pivot e qualsiasi indicazione tecnico-tattica ricevuta.
Gli arriva la palla e lui pensa: “Che farebbe Pizzo?”
Il risultato: un tiro di rara scoordinazione, saltando verso l’esterno, palla che tocca il pavimento e poi vola verso l’infinito e oltre.
Diversi ma simili.
Due perle di rara bruttezza… ma ormai affascinanti.
Cip Cesco e Ciop Pizzo: il duo che non ti aspetti.
1 PUNTO → “SCACCO”
Cosa può aver combinato Scacco?
Ha perso tutto il conto corrente in una partita di poker polacco? No.
Ha tirato un rigore e l’ha sbagliato? Nemmeno: 100% di realizzazione questa volta.
Ah sì: ha parcheggiato l’auto davanti all’ingresso della palestra nel prepartita, bloccando mezza squadra, costringendolo a spostarla di corsa in tenuta da gioco… interrompendo il discorso di coach Paxo negli spogliatoi.
Indovinato.
AAA cercasi parcheggiatore abusivo per partite casalinghe. No perditempo, grazie.
MENZIONE SPECIALE → AI VERI GEMELLI DELLA SQUADRA
Non il nuovo duo Cesco–Pizzo, ma Matte e Jack Parra, capaci di mandare completamente in tilt il Pampolio che, incapace di scegliere un episodio tra i tanti, decide di non assegnare punti a nessuno.
Tiri sbagliati, pallonetti bloccati, sfondamenti, passaggi errati, palle perse, botte in testa…
un repertorio talmente vasto che il sistema è andato in “tilt” come un flipper sovraccarico.
Come dice il proverbio: chi la fa, l’aspetti.